Il segreto inquilino di Villa Borghese
MAURIZIO CALVESI

Chi volesse, un bel giorno, scrivere un racconto sulla vita di Alessandro Poma, tra immaginazione e realtà, potrebbe iniziare con la descrizione di una austera aula ottocentesca, ma già un poco insaporita di Liberty, e la storia di una laurea non discussa....

(...) Poma aveva rinunciato alla laurea, e poteva dedicarsi a tempo pieno alla sua vocazione, maturata fin dall'infanzia, quando si trovava ancora nella nativa Biella. Da Biella si era poi trasferito a Torino, dove la Promotrice delle Belle Arti gli consentì di esporre e far conoscere le sue opere, di anno in anno, dal 1896 al 1899. Però l'ambiente cittadino e la scuola che frequentò di Mario Viani d'Ovrano, come poi quella stessa del pur ammirato Lorenzo Delleani, gli apparvero di corto respiro. E il grande, il sommo Fontanesi, suo primo modello, era già da molti anni scomparso. Il tempo di sposarsi, con Maria Murialdo, da cui avrà cinque figli, e l'anno dopo si trasferisce nella capitale, pur continuando a partecipare nel 1900, nel 1905, 1906 e 1907 alle esposizioni torinesi della Promotrice.

A Roma conosce un prestigioso maestro, più anziano di lui di tre lustri, carico di gloriose luci della campagna romana e della "Cronaca Bizantina", che lo conquista e di cui diverrà amico, Aristide Sartorio. Sotto la sua direzione, tra il 1902 e il 1903, concorre a realizzare il fregio per la sala del Lazio alla Biennale di Venezia, sesto tra cotanto senno, con Noci, Innocenti, Carlandi, Coromaldi, Raggio, oltre naturalmente al pluridecorato Sartorio.

Con il gruppo del Lazio partecipa dietro invito dello stesso alla esposizione nazionale di Belle Arti di Milano, indetta per celebrare l'inaugurazione del valico del Sempione. Presenta un dipinto intitolato L'armento nel Lazio vetusto, forse il medesimo, secondo Virginia Bertone, che Eleuteri, primo autore di una trattazione monografica sul Poma, ha riprodotto con il titolo Il ritorno all'età aurea.

(...) Ed ecco Poma aderire alle sedute di lavoro, nell'agro romano, del gruppo de I Venticinque della Campagna Romana, capeggiato da Giovanni Costa, Henry Coleman, e ancora Sartorio.

 
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